Visualizzazione post con etichetta Commissione Europea. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Commissione Europea. Mostra tutti i post

martedì 19 giugno 2012

La PEC diventa europea

La PEC potrebbe essere estesa a tutti gli stati dell’UE. Lo prevede una proposta di regolamento discussa in Commissione Europea e che ora dovrà passare in Consiglio e in Parlamento per vederne l’applicazione pratica in un paio d’anni.
I vantaggi derivanti da questa iniziativa sono immediatamente visibili se si considerano tutte le transazioni elettroniche che potrebbero agevolmente scaturire tra aziende, imprese e cittadini. Vantaggi che potrebbero soddisfare il famoso principio della libera circolazione delle persone e l’abolizione dei controlli alle frontiere interne creando un mercato interno che non ammette ostacoli al movimento delle persone.
Estendendo la PEC oltre confine si soddisfa il principio prima menzionato perché si andrebbero ad eliminare gli ostacoli anche alla libera circolazione dei documenti, agevolando la partecipazione delle imprese ad appalti pubblici online in UE, degli imprenditori che decidono di investire oltre confine e dei singoli cittadini che intendono accedere a tutta una serie di documenti, compresi quelli medici.
Inoltre, la normativa italiana prevede l’obbligo per le imprese costituite in forma societaria di indicare il proprio indirizzo di posta elettronica certificata nelle domanda di iscrizione al registro delle imprese, ai professionisti iscritti ad albi ed elenchi istituiti con legge dello Stato di comunicare ai rispettivi ordini o collegi il proprio indirizzo di PEC e alle Pubbliche Amministrazioni di istituire un proprio indirizzo di PEC per ciascun Registro di Protocollo[1], (D. L. 185/2008, art.16, comma 6-7-8).
L’obbligo di dotarsi di PEC impone ai soggetti summenzionati di utilizzare un sistema alternativo per comunicare in Europa, l’adozione dei certificati S/MIME, interoperabili con qualunque sistema e disponibili, da anni, in ambito internazionale.
S/MIME (Secure Multipurpose Internet Mail Extensions) è uno standard per la crittografia a chiave pubblica e per la firma dei messaggi di posta elettronica che si inserisce all'interno delle specifiche di MIME.
Rispetto alla PEC, l’impiego di un certificato S/MIME permette, ad esempio, di certificare l’intero contenuto del messaggio che si invia e consente di inviare informazioni a qualunque tipo di indirizzo e-mail.
Il riconoscimento, a livello europeo, della PEC semplificherebbe la vita a imprese e cittadini, ammesso che gli Stati membri decidano di aderire al principio dell’accettazione reciproca.
 
[1] Il decreto legge 185/2008 contiene rilevanti modifiche al "Codice dell'Amministrazione Digitale"

(D.Lgs. n.82/2005) ed al "Regolamento per l'utilizzo della Posta Elettronica Certificata" (D.P.R.

n.68/2005).


martedì 15 novembre 2011

Raccomandazioni della Commissione sulla conservazione digitale del patrimonio culturale

Nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 29/10/2011 L 283/39 sono contenute delle “Raccomandazioni sulla digitalizzazione e l’accessibilità in rete dei materiali culturali e sulla conservazione digitale”. Questo interessante documento, oltre a evidenziare il punto di vista della Commissione UE sull’argomento, delinea quelli che con ogni probabilità saranno (o dovrebbero essere nell’intenzione dei sottoscrittori) gli immediati sviluppi della digitalizzazione del patrimonio culturale in Europa. Nel documento si ribadisce, infatti, che uno dei principali settori di intervento dell’Agenda digitale europea è proprio “la digitalizzazione e la conservazione del patrimonio culturale europeo, che comprende materiali a stampa (libri, riviste, giornali), fotografie, oggetti museali, documenti d’archivio, materiali sonori e audiovisivi, monumenti e siti archeologici”. In questa direzione si è già collocata l’iniziativa Europeana, biblioteca archivio e museo digitale d’Europa, varata nel 2008 per volontà della Commissione con l’intento di creare un unico grande archivio digitale di foto, filmati, carte geografiche e libri presenti negli archivi storici della agenzie di stampa di tutta la UE. Lo scopo della commissione è che Europeana raggiunga nel 2015 i trenta milioni di oggetti complessivi digitalizzati. Motore principale dell’iniziativa della Commissione è la volontà di tutelare e accrescere il ruolo culturale che l’Europa riveste nel mondo, ma non solo. Nella più ampia diffusione e accessibilità di questi contenuti grazie alla rete la Commissione riconosce vantaggi per la popolazione, la diffusione democratica della conoscenza e della cultura e anche positive ricadute economiche (sempre nel rispetto dei diritti d’autore e dei diritti afferenti, come spesso nel documento si torna a raccomandare). Necessità impellente per la buona riuscita del progetto e che gli Stati membri svolgano un’azione concertata, contribuendovi in maniera il più possibile omogenea (anche nelle procedure adottate) e rispettando alcuni principi e raccomandazioni fondamentali anche per garantire l’interoperabilità dei materiali digitalizzati. Tra le azioni raccomandate innanzitutto lo stimolare il partenariato tra pubblico e privato per reperire finanziamenti all’onerosa opera di digitalizzazione, favorendo lo scambio e la condivisione tra i diversi Paesi europei di tecnologie e apparecchiature specifiche. Fondamentale anche cercare di raggiungere una linea comune nella pubblicazione di opere orfane o fuori commercio, nell’ostacolare l’apposizione su opere di pubblico dominio “di filigrane intrusive o altri dispositivi visivi di protezione che fungano alla volta da marchi di proprietà o di provenienza”, nel promuovere una politica comune (al momento inesistente) che salvaguardi il materiale digitalizzato dai rischi del tempo, ad esempio quelli legati all’obsolescenza dei processi e delle apparecchiature che potrebbero rendere illeggibili alcuni documenti. Altra raccomandazione della Commissione è che ogni Paese lavori per incentivare all’interno dei propri confini la conservazione digitale dei documenti dei in oggetto da parte delle pubbliche istituzioni e il deposito di copie digitali libere prive di dispositivi tecnici di protezione presso le biblioteche di deposito legale. Per quanto riguarda l’Italia è stato indicato come obiettivo da raggiungere per il 2015 il numero di ben 3.705.000 documenti da far confluire nelle banche dati di Europeana.