giovedì 1 agosto 2013

Sentenza della Cassazione: il blog razzista è un'associazione per delinquere

In una sentenza della Corte di Cassazione depositata ieri (n.33179) si è stabilito che le comunità virtuali che sostengono e diffondono l’odio razziale sono soggette alle medesime pene per i reati associativi previste dalla legge 654/1975.

La sentenza arriva in risposta al ricorso del coordinatore di un sito internet di stampo xenofobo il quale sosteneva di dover essere assolto da ogni condanna, non riconoscendo il potere decisionale del giudice italiano (dal momento che il sito era stato realizzato negli Stati Uniti e si appoggiava su un server estero) e pretendendo di dover essere considerato alla stessa stregua di un direttore di giornale.

Secondo la Cassazione, invece, la competenza del giudice italiano in questo caso è fuori discussione, anche perché, sebbene il sito madre sia stato registrato all’estero, l'offesa razziale veicolata attraverso di esso ha raggiunto gli utenti italiani. Né in questo caso ci si può appellare alla libertà di pensiero e di associazione: libertà che vengono meno quando utilizzate per fomentare l’odio razziale. Infine è stato giudicato che la posizione del coordinatore non sia assimilabile a quella di un direttore di giornale, in quanto il blog non è catalogabile come un prodotto editoriale «stampato» e che la struttura organizzativa propria del blog incriminato, attorno al quale si è costituita una comunità virtuale stabile, permetta di configurarlo come un’associazione a delinquere.


Controllo dei pazienti con tecnologie smart: nuova frontiera della sanità digitale?

Negli Stati Uniti, in particolare in Massachusetts, stanno prendendo piede delle sperimentazioni di “Smart – Health”: alcuni ospedali, infatti, stanno mettendo a punto dei sistemi per convogliare i dati sanitari dei pazienti raccolti da dispositivi remoti di monitoraggio - attraverso l’utilizzo di smartphone, braccialetti intelligenti, dispositivi FitBit, e altri gadget “helf-tracking” - direttamente nella cartella clinica elettronica.
La diffusione di questi processi permetterebbe un controllo più accurato e costante dei pazienti e del loro stato di salute, dando la possibilità ai medici di intervenire tempestivamente quando il quadro clinico inizia a dare segnali di peggioramento e riducendo la necessità di interventi d’urgenza.

lunedì 8 luglio 2013

Password: addio nel prossimo futuro?

Pare che il sistema di autenticazione personale attraverso password sia destinato a breve a essere rimpiazzato da metodi più sicuri che non comportino per l’utente un aggravio di sforzi mnemonici.
Attualmente siti come Facebook, Twitter e Paypal offrono già la possibilità – invero poco sfruttata - di un’autenticazione “a due fattori”, che consiste per l’utente nello scegliere di digitare oltre alla password anche un numero, ricevuto tramite SMS o prodotto da un dispositivo hardware, mentre da più parti si fa strada anche l’ipotesi di utilizzare per l’autenticazione i metodi biometrici.
Intanto il consorzio FIDO (Fast IDentity Online), composto da PayPal, Google e Lenovo, sta lavorando alla messa a punto di un hardware "autenticatore" in grado da farsi riconoscere con certezza dai siti: in questo caso l’utente non dovrebbe autenticarsi su ogni singolo sito, ma attivare l’hardware con un PIN all’accensione del computer, sarebbe poi l’hardware ad effettuare il resto del lavoro, ovvero ad accedere su ogni singolo sito.
Il progetto è ancora in nuce ma già scatena i primi commenti: non è ancora chiaro cosa potrebbe accadere in caso di furto dell’hardware e come potrebbe tutelarsi l'utente in un simile frangente.
 

martedì 25 giugno 2013

Compravendita dei dati sanitari: in Italia maggiore sicurezza ma con qualche falla

I dati sanitari sono preziosa merce di scambio in un mercato nero dove assicurazioni, ditte farmaceutiche, aziende sono disposte a pagare a caro prezzo informazioni sullo stato di salute dei cittadini e sulle loro patologie, per poter così negare loro prestiti o assunzioni, o proporgli l’acquisto di farmaci specifici: è quello che emerge da un’inchiesta che analizza a livello globale la sicurezza dei nostri dati pubblicata in questi giorni su Repubblica.
Rispetto a quello che accade all’estero, in Italia i dati sanitari sembrano essere protetti da prassi più rigorose, ma neanche da noi mancano le falle, come dimostrano due recenti interventi del Garante in Friuli e in Puglia: nel primo caso il software di gestione dei fascicoli sanitari aveva messo i dati dei pazienti erroneamente a disposizione di tutti i medici della Regione e non solo di quelli strettamente coinvolti nella loro cura, nel secondo caso, invece, sul sito della Regione erano state pubblicate informazioni sensibili sui disabili che avevano ricevuto dei sussidi.
 

Clicca qui per leggere l’inchiesta completa.

lunedì 17 giugno 2013

Il Garante Privacy ha pubblicato la relazione sull’attività del 2012

È stata pubblicata pochi giorni fa sul sito dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali la relazione 2012 dell’Authority sulla “Protezione dei dati, trasparenza e tecnologie della comunicazione”.
Nella relazione il Garante presenta la sua attività annuale facendo riferimento, innanzitutto, ai provvedimenti emanati nell’ambito del proprio rapporto con la Pubblica Amministrazione (si pensi al provvedimento del 13 settembre 2012 espresso su richiesta della Regione Veneto e relativo a uno schema di regolamento recante norme per il funzionamento del Registro dei tumori).
Inoltre, il Garante ha riportato quanto espresso nel suo parere favorevole relativo al sistema AVCPass, previsto dalla deliberazione dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici (di seguito Avcp) attuativa dell’art. 6-bis del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 (codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture).
Nell’ambito della Sanità, invece, il Garante cita vari provvedimenti relativi: al trattamento per fini di cura della salute, all’informativa e al consenso al trattamento dei dati sanitari, nonché ai referti e al fascicolo sanitario elettronico.  
Con riferimento ai sistemi di rilevazione biometrica, altro ambito sul quale l’Autorità ha avuto modo di esprimersi, si rammentano i provvedimenti n. 36 e n. 37 del 31 gennaio 2013 con i quali il Garante si è espresso positivamente sulla possibilità d’impiego di sistemi di autenticazione basati sulla rilevazione dei dati biometrici degli utenti in occasione delle operazioni allo sportello presso gli istituti bancari.
È stata presentata, altresì, l’attività internazionale nell’ambito del Gruppo Articolo 29 (costituito dai Garanti per la protezione dei dati personali dei Paesi UE e dal Garante Europeo) e l’intensa attività ispettiva espletata.
Svariati sono, dunque, gli aspetti trattati nella relazione e, tra gli altri, ricordiamo ancora: giustizia e pubblica sicurezza, attività fiscale e tributaria, giornalismo, comunicazioni e reti telematiche, lavoro, scuola, istruzione e università, sistemi di videosorveglianza e comunicazioni di dati personali tra soggetti pubblici.
Il quadro sulla privacy contenuto nella relazione fa emergere, secondo quanto espresso anche dal Presidente dell’Autorità, la necessità di fare ancora tanto ai fini della tutela dei dati personali in quanto i profili critici del trattamento dei dati personali sono particolarmente numerosi nei vari ambiti della società digitale e per questo motivo la protezione dei dati deve necessariamente acquisire un ruolo ancora più centrale.